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SALUTE+STORE™ NEWS Prevenzione e salute

Quando il movimento entra nel percorso di cura: cosa sono davvero le Palestre della Salute

Attività fisica adattata ed esercizio strutturato hanno regole e professionisti: una Palestra della Salute non è una palestra con una scheda più premurosa.

Cosa cambia per chi fa domande al banco di sanitarie, parafarmacie e ortopedie?

Grafica SALUTE+STORE™ NEWS: un uomo svolge esercizio assistito in una Palestra della Salute; titolo dell'articolo e simboli del movimento

«Con la mia condizione posso fare esercizio?» La domanda può arrivare anche mentre si cerca un ausilio o si chiede un’informazione su un prodotto. La risposta più utile, in quel momento, potrebbe non essere il nome di un attrezzo.

C’è chi entra in palestra per preparare una gara. E chi vorrebbe muoversi, ma deve tenere conto di una malattia cronica, di una disabilità o di un percorso appena concluso. Le Palestre della Salute nascono per questa seconda domanda: come fare attività fisica in modo adatto alla propria situazione?

Una palestra non basta. Serve un percorso.

La normativa italiana descrive le Palestre della Salute come strutture non sanitarie, pubbliche o private, in cui si svolgono programmi di Attività Fisica Adattata (AFA) ed Esercizio Fisico Strutturato (EFS). Regioni e Province autonome ne definiscono i requisiti sul territorio. Il nome, da solo, non è una certificazione nazionale uguale ovunque.

Le due sigle indicano cose diverse. L’AFA prevede programmi di gruppo calibrati sulle condizioni funzionali, anche per persone con patologie croniche clinicamente controllate e stabilizzate o con disabilità fisiche. L’EFS è un programma individuale, pianificato sulla base delle condizioni cliniche e svolto sotto la supervisione di professionisti con competenze specifiche.

Non sono sinonimi di una normale scheda di allenamento. Né si confondono automaticamente con la riabilitazione: la Regione Veneto, per esempio, distingue espressamente questi percorsi dall’attività riabilitativa e li rivolge anche a persone con condizioni stabilizzate dopo quella fase.

Movimento e terapie non sono avversari

L’Organizzazione mondiale della sanità riconosce il ruolo dell’attività fisica nella prevenzione e nella gestione di diverse malattie non trasmissibili. Questo non trasforma l’esercizio in un sostituto automatico dei farmaci o delle cure prescritte. La scelta del programma e l’eventuale valutazione clinica spettano ai professionisti competenti.

Un’analisi pubblicata nel 2024 su The Lancet Global Health, basata su 507 indagini di popolazione e circa 5,7 milioni di partecipanti, stima che nel 2022 il 31,3% degli adulti nel mondo non raggiungesse i livelli raccomandati di attività fisica. È una stima globale standardizzata per età: racconta una tendenza della popolazione, non l’esito atteso per una singola persona.

Il medico e chi guida l’esercizio hanno compiti diversi

Il modello mette in relazione competenze che non si sostituiscono. Il medico valuta ciò che riguarda la condizione clinica; i professionisti dell’esercizio con le qualifiche previste seguono l’attività nel proprio ambito. Il decreto legislativo 36/2021 contempla la collaborazione del chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate con medici specialisti e professionisti sanitari.

Una Palestra della Salute resta una struttura non sanitaria. Il suo valore sta nella continuità di un percorso appropriato, con responsabilità riconoscibili.

La geografia conta

In Italia il modello non parte da zero, ma cambia nella sua attuazione regionale. Il Veneto ha già un sistema regolamentato. Nel 2026 la Liguria ha definito modalità e requisiti per il riconoscimento regionale delle Palestre della Salute.

La Puglia ha avviato una sperimentazione dell’AFA per il triennio 2026–2028: i provvedimenti regionali prevedono coordinamento, centri territoriali e un percorso per la certificazione delle strutture. Non sarebbe accurato descrivere oggi l’accesso come identico in tutte le regioni. Chi cerca un centro deve verificare le indicazioni aggiornate della propria Regione e del professionista che lo segue.

Al banco, la domanda viene prima del prodotto

In una sanitaria o in un’ortopedia la conversazione può iniziare da un ausilio, da un dispositivo per il monitoraggio a casa o da un supporto per il movimento. In parafarmacia può partire da una domanda su attività fisica, integratori e terapie. In tutti e tre i luoghi il primo passo è capire cosa la persona sta chiedendo davvero.

Chi lavora al banco può spiegare a cosa serve un prodotto nel suo ambito, evitare di attribuirgli benefici clinici non dimostrati e indirizzare verso il medico o il professionista competente quando la domanda riguarda sintomi, limiti dell’attività o modifiche alla terapia. Non serve improvvisare un ambulatorio per essere utili. Serve riconoscere il confine.

La novità più interessante, allora, non è una macchina da palestra. È un percorso che permette al movimento di avere un posto definito, con le persone giuste accanto. Una buona domanda al banco può essere il primo passo verso quel percorso.

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Fonti

Decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36, art. 41, testo vigente; Ministero della Salute, «Attività fisica e salute: sancito Accordo tra Governo, Regioni e Province autonome» (2021); Organizzazione mondiale della sanità, «Physical activity», scheda informativa (2024); T. Strain, S. Flaxman, R. Guthold e altri, «National, regional, and global trends in insufficient physical activity among adults from 2000 to 2022», The Lancet Global Health 12 (2024), e1232–e1243, DOI 10.1016/S2214-109X(24)00150-5; Regione Veneto, «Palestre della Salute» (aggiornamento 2026); Regione Liguria, «Requisiti per il riconoscimento delle Palestre della Salute» (2026); Regione Puglia, DGR 1349/2025 e DGR 420/2026, fase sperimentale AFA 2026–2028.